Quando accade qualcosa che eccede la nostra capacità di sopportarla diciamo che non sembra vera o che non sembra reale. Questo perché esiste una grande distanza tra ciò che accade (la realtà) e ciò che percepiamo (la conoscenza). Conoscenza e realtà, verità e realtà, sono così distanti. Per questo, parafrasando l’insegnamento di Platone, conoscere è ritornare ogni volta sulle cose. Facciamo lunghi giri prima di poter capire davvero le cose e non è nemmeno scontato che le capiremo.

La pandemia, che ci ha costretto ad un isolamento irreale, le teorie discordanti dei vari scienziati, hanno mostrato il fragilissimo rapporto tra la nostra volontà di conoscere e la realtà.

Abbiamo vissuto questa distanza tra noi e ciò che è “fuori di noi”, separazione che peraltro diamo per scontata solo per comodità. E il sentimento, tra i tanti che la pandemia ha suscitato, che abbiamo vissuto con maggiore preoccupazione e intensità è stato senz’altro l’impotenza. È sconcertante, è uno scandalo, che la nostra società, così tecnicamente avanzata, così progredita, si sia trovata inginocchiata da un giorno all’altro, senza la capacità di capire e saper dire cosa stesse accadendo e come venirne fuori. Uno dei maggiori filosofi italiani, Emanuele Severino, diceva che “l’uomo non è mai stato tanto consolato, compreso, curato beneficato come oggi; ma, nella nostra civiltà, l’angoscia aumenta nella stessa misura in cui si perfezionano le terapie

La scienza progredisce davvero nel suo sapere o, progredendo, produce specializzazioni labirintiche che finiscono per allontanarci sempre di più dalla realtà, generando dunque angoscia?

Analogamente anche il diritto (la scienza del diritto) si è trovato di fronte a questo smarrimento. È piuttosto evidente che abbiamo vissuto una considerevole restrizione della libertà. Ed è piuttosto evidente che anche il pilastro dei diritti fondamentali dell’uomo ci ha trovato molto divisi. No-vax contro Pro-vax, No-Green pass contro Pro-Green pass eccetera. Ma ciò che merita particolare attenzione è l’estrema distanza fra il concetto di libertà espresso dalla scienza e quello espresso dalla politica. Queste brevi e sommarie considerazioni conducono al sospetto che forse il carattere di fondamento della libertà (come di qualsiasi altro diritto fondamentale) andrebbe ri-pensato o forse proprio pensato.

Tutti abbiamo lamentato privazione di libertà, ma nessuno di noi sa dire cosa sia la libertà. E il criterio di stato d’emergenza che determina la restrizione della libertà è stato determinato dalla scienza o dalla politica?

La difesa dei diritti fondamentali dell’uomo può trovare maggiore efficacia solo se è alimentata da riflessioni che non devono essere prerogativa esclusiva dei filosofi. Ogni avvocato che desideri rendere più efficace la preziosa e fragile difesa dei diritti fondamentali non può non interrogare il senso stesso di tali diritti. I diritti fondamentali, in quanto fondamentali, sono strettamente legati alla nostra esistenza. Ed è questo il punto: i diritti fondamentali non possono rimanere impensati perché non possono essere piegati ogni volta alle finalità di qualsiasi scienza (medica/farmacologica, in questo caso) o della politica.

Ma le vere riflessioni, suggeriva Nietzsche, sono quelle che facciamo passeggiando; dobbiamo dare ascolto solo ai pensieri che facciamo camminando, non quando siamo fermi e, soprattutto, dialogando realmente attraverso incontri che non siano virtuali, su piattaforme che hanno comunque rivelato la loro enorme e indispensabile utilità.

Sembra che tutto questo sia di nuovo possibile. Finalmente possiamo tornare ad incontrarci davvero e prima di farlo, come sempre, a Strasburgo, abbiamo pensato di farlo in una calma provincia italiana, a Benevento. E dunque, per favorire al meglio il suggerimento nietschiano di pensare camminando, pensare in movimento, ora che finalmente possiamo tornare a farlo, torniamo a pensare ed a studiare insieme.

Coinvolgiamo la nostra stessa vita, come ricordava Luis Sepulveda, scomparso proprio a causa di questo maledetto virus: “la felicità è un diritto umano[…] e quando difendo il diritto alla felicità, lo faccio per non dimenticare che io stesso sono stato e sono immensamente felice”.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: